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Stefano Valdegamberi

Stefano Valdegamberi

Stefano Valdegamberi, classe 1970, è nato a Tregnago (VR), è coniugato con due figli e vive a Badia Calavena (VR).


Diploma di maturità classica e laurea in Economia e Commercio, dal 1995 è funzionario amministrativo di un Consorzio di Bonifica, attualmente in aspettativa. Ha iniziato la sua attività politico amministrativa dal 1994 come assessore con delega ai Lavori Pubblici presso il Comune di Badia Calavena (VR), del quale nel 1997 diventa sindaco per due mandati consecutivi sino al 2005. Nel frattempo è stato vicepresidente della Comunità Montana della Lessinia, per la quale si è occupato di agricoltura e sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. Sua è la realizzazione del primo impianto di macroeolico nel veneto


Dal 2000 al 2004 è componente del comitato esecutivo regionale dell'UNCEM (Unione Nazionale Comuni, Comunità, Enti montani) e dal 2003 al 2006 è componente del primo Consiglio di Amministrazione dell'Autorità d'Ambito Ottimale per l'organizzazione del servizio idrico integrato in provincia di Verona.


Nell'aprile 2005 è stato eletto nelle file dell'UDC nel Consiglio Regionale del Veneto e nominato Assessore al Personale, Patrimonio, Politiche degli Enti locali, Parchi e aree protette della Giunta Galan. Dalla metà di novembre 2006 a marzo 2010 ha ricoperto l'incarico di Assessore alle Politiche Sociali, Programmazione socio-sanitaria, Volontariato e Non Profit ed ha ricoperto il ruolo di coordinatore nazionale degli assessori regionali alle Politiche Sociali. Nel gennaio 2008 è stato eletto vicepresidente delle rete europea Elisan – European local inclusion & social action network – che dà voce alle realtà locali e regionali con l'obiettivo di definire e attuare congiuntamente le politiche sociali dell'Unione europea.


Nel mazo 2010 è stato rieletto consigliere regionale nelle file dell'Udc


Hobbies: suonare la chitarra, cimbro e cultura locale

Stefano Valdegamberi, consigliere regionale presidente di Futuro Popolare che è il promotore del disegno di legge relativo all'indizione del referendum sull'autodeterminazione del Veneto, ha presentato ieri due emendamenti alla sua proposta, che viene discussa martedì 10 giugno in Consiglio regionale. “Gli emendamenti – spiega Valdegamberi – prevedono che il referendum si svolga nella stessa data delle elezioni regionali del prossimo anno, in modo che ci siano già i seggi insediati, e che venga data la possibilità di ricorrere all'istituto giuridico della donazione modale; il cui uso è pienamente legittimo, tanto che viene già utilizzato dalle amministrazioni pubbliche, e che prevede che vengano attuate donazioni con finalità precise. Proprio le donazioni consentirebbero di abbattere ulteriormente, se non definitivamente, i costi, oltre che di misurare la sensibilità dei Veneti. Con questi emendamenti non ci sono più alibi legati alle spese, per cui mi aspetto che il Consiglio li accolga favorevolmente e che dia finalmente il via libera al referendum, garantire ai veneti la possibilità di esprimersi democraticamente su un tema di fondamentale importanza”.

Stefano Valdegamberi
Presidente Futuro Popolare

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“Altro che belle parole, sostegni ad iniziative e partecipazioni a convegni, sul gioco d'azzardo la Regione evidentemente non vuole decidere. Per anni sono state tenute a prendere polvere due mie proposte di legge in materia ed ora, dopo che eravamo riusciti a trovare la sintesi con altri due disegni di legge presentati da altri consiglieri, arrivando alla stesura di un testo comune che può essere accolto favorevolmente dalla maggioranza delle forze politiche presenti in Consiglio, stranamente tutto si ferma. Nell'ordine del giorno della commissione del 5 giugno non c'è infatti traccia della proposta di legge sul gioco d'azzardo, che avrebbe dovuto essere approvata definitivamente in modo da poter essere messa nel calendario dei lavori del consiglio. Il Veneto è l'unica regione italiana a non avere una normativa dedicata a questo argomento, forse è il caso che qualcuno se ne ricordi. Io ho comunque immediatamente scritto al presidente della commissione Leonardo Padrin per chiedergli conto della situazione e domandare che la proposta di legge venga portata subito in commissione”.

Stefano Valdegamberi
Presidente Futuro Popolare

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“Come avevo annunciato, dal primo giugno 2014 varie associazioni che erano autorizzate dalla Regione per lo svolgimento di attività di soccorso sono state costrette ad interrompere la propria attività, a causa dell'assenza di una delibera che stabilisca il percorso autorizzativo che devono compiere per accreditarsi. I ritardi ingiustificati della Giunta regionale stanno quindi mortificando l'impegno di centinaia di volontari e portando al licenziamento di personale di realtà, sodalizi o cooperative che siano, che già avevano ricevuto l'autorizzazione per l'attività di soccorso e che a causa di una situazione assurda non possono continuare la loro attività”. A parlare è Stefano Valdegamberi, consigliere regionale presidente di Futuro Popolare, che già alcune settimane fa aveva sollevato la questione. “Considerato che in questo modo si sta disperdendo un patrimonio importante, faccio appello all'assessore alla Sanità Coletto ed al Presidente della Regione Zaia affinché intervengano in modo che venga sanata la situazione. In tempi come questi non è possibile gettare alle ortiche l'attività di realtà che hanno investito in mezzi, sedi, formazione e personale e l'impegno e la professionalità dei volontari. So che le associazioni e le cooperative si stanno incontrando per adottare una linea comune e io le incontrerò per dare il mio contributo. Mi dispiace che nella patria del volontariato siano proprio i volontari, che sono il meglio della nostra società, a rimetterci”.

Stefano Valdegamberi
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“Il referendum sull'autodeterminazione del Veneto verrà discusso in Consiglio regionale martedì 10 giugno, come secondo punto all'ordine del giorno”. Ad annunciarlo è Stefano Valdegamberi, consigliere regionale presidente di Futuro Popolare che era stato il promotore della proposta di legge 342, quella che istituisce il referendum, che dal 2013 attendeva di essere portata all'attenzione del Consiglio. “Dopo che su mia richiesta questa mattina (3 GIUGNO) è stato finalmente messo in calendario, ora mi aspetto che le forze politiche che lo hanno votato in commissione dimostrino coerenza e che, quindi, il referendum venga finalmente approvato”, aggiunge Valdegamberi. “A chi, come il consigliere Piergiorgio Cortellazzo, esprime dei dubbi di tipo giuridico sull'approvazione del referendum rispondo che il reato sarebbe negare ai cittadini veneti di dire la loro sullo stato in cui vogliono vivere. Un referendum consultivo, com'è questo, costituisce un modo per garantire una libera, pacifica e democratica espressione della volontà popolare, della quale i consiglieri regionali devono essere sempre rispettosi. Quello sulla cui costituzionalità ci sarebbe da discutere è invece il sistema di voto con cui viene eletto il parlamento romano, che è composto da nominati delle lobby e degli apparati di partito e non da persone direttamente elette dal popolo”.

Stefano Valdegamberi
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“Le stangate che i Comuni veneti, per primi quelli di Verona e Padova, getteranno sulle spalle dei cittadini per pareggiare i conti non sono certo dovute solo al taglio dei trasferimenti statali. A Verona, in particolare, la spesa di gestione della macchina comunale è altissima, praticamente il doppio di quella che si registra nei capoluoghi di provincia del Sud”. Stefano Valdegamberi, Consigliere regionale presidente di Futuro popolare, spiega, dati alla mano, come le sofferenze dei bilanci dei comuni capoluoghi di provincia del Veneto abbiano origini ben precise. “Basta guardare i dati dei consuntivi dei Comuni che sono riportati sul sito del Ministero dell'Interno per avere chiaro un quadro che non è certo esaltante. Nel 2011 la spesa pro capite di gestione del Comune di Verona è stata di ben il 38 per cento superiore a quella del Comune di Bari, dell'8 per cento maggiore di Trapani, del 44 per cento di Foggia e di ben il 131 per cento più elevata rispetto a Barletta. Se andiamo al 2012, poi, scopriamo che il Comune calabrese di Crotone, che tutti qui conoscono, spende per la gestione 565 euro l'anno per abitante. Cifra che sia a Verona che a Padova è invece pari a circa 1.000 euro”. “E' ora di finirla di raccontare cose non vere e di cercare di scaricare le proprie colpe su altri – continua Valdegamberi – qui bisogna ridurre le spese correnti, rimpicciolendo apparati che sono troppo grandi e nei quali è stato aumentato per ragioni clientelari il numero di dipendenti e dirigenti. E questo senza parlare dei costi legati alle consulenze ed a quanto già pagano i cittadini per la gestione politicizzata delle aziende partecipate. Le stangate a cui dovrà far fronte la gente nei prossimi mesi hanno un nome e cognome, nessuno dica che non lo sapeva. Non sempre l'alibi dei tagli romani ha un fondamento, le tasse elevatissime che si pagano a Verona come a Padova hanno ben altra origine”.

Stefano Valdegamberi
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“Le stangate che i Comuni veneti, per primi quelli di Verona e Padova, getteranno sulle spalle dei cittadini per pareggiare i conti non sono certo dovute solo al taglio dei trasferimenti statali. A Verona, in particolare, la spesa di gestione della macchina comunale è altissima, praticamente il doppio di quella che si registra nei capoluoghi di provincia del Sud”. Stefano Valdegamberi, Consigliere regionale presidente di Futuro popolare, spiega, dati alla mano, come le sofferenze dei bilanci dei comuni capoluoghi di provincia del Veneto abbiano origini ben precise. “Basta guardare i dati dei consuntivi dei Comuni che sono riportati sul sito del Ministero dell'Interno per avere chiaro un quadro che non è certo esaltante. Nel 2011 la spesa pro capite di gestione del Comune di Verona è stata di ben il 38 per cento superiore a quella del Comune di Bari, dell'8 per cento maggiore di Trapani, del 44 per cento di Foggia e di ben il 131 per cento più elevata rispetto a Barletta. Se andiamo al 2012, poi, scopriamo che il Comune calabrese di Crotone, che tutti qui conoscono, spende per la gestione 565 euro l'anno per abitante. Cifra che sia a Verona che a Padova è invece pari a circa 1.000 euro”. “E' ora di finirla di raccontare cose non vere e di cercare di scaricare le proprie colpe su altri – continua Valdegamberi – qui bisogna ridurre le spese correnti, rimpicciolendo apparati che sono troppo grandi e nei quali è stato aumentato per ragioni clientelari il numero di dipendenti e dirigenti. E questo senza parlare dei costi legati alle consulenze ed a quanto già pagano i cittadini per la gestione politicizzata delle aziende partecipate. Le stangate a cui dovrà far fronte la gente nei prossimi mesi hanno un nome e cognome, nessuno dica che non lo sapeva. Non sempre l'alibi dei tagli romani ha un fondamento, le tasse elevatissime che si pagano a Verona come a Padova hanno ben altra origine”.

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“Le stangate che i Comuni veneti, per primi quelli di Verona e Padova, getteranno sulle spalle dei cittadini per pareggiare i conti non sono certo dovute solo al taglio dei trasferimenti statali. A Verona, in particolare, la spesa di gestione della macchina comunale è altissima, praticamente il doppio di quella che si registra nei capoluoghi di provincia del Sud”. Stefano Valdegamberi, Consigliere regionale presidente di Futuro popolare, spiega, dati alla mano, come le sofferenze dei bilanci dei comuni capoluoghi di provincia del Veneto abbiano origini ben precise. “Basta guardare i dati dei consuntivi dei Comuni che sono riportati sul sito del Ministero dell'Interno per avere chiaro un quadro che non è certo esaltante. Nel 2011 la spesa pro capite di gestione del Comune di Verona è stata di ben il 38 per cento superiore a quella del Comune di Bari, dell'8 per cento maggiore di Trapani, del 44 per cento di Foggia e di ben il 131 per cento più elevata rispetto a Barletta. Se andiamo al 2012, poi, scopriamo che il Comune calabrese di Crotone, che tutti qui conoscono, spende per la gestione 565 euro l'anno per abitante. Cifra che sia a Verona che a Padova è invece pari a circa 1.000 euro”. “E' ora di finirla di raccontare cose non vere e di cercare di scaricare le proprie colpe su altri – continua Valdegamberi – qui bisogna ridurre le spese correnti, rimpicciolendo apparati che sono troppo grandi e nei quali è stato aumentato per ragioni clientelari il numero di dipendenti e dirigenti. E questo senza parlare dei costi legati alle consulenze ed a quanto già pagano i cittadini per la gestione politicizzata delle aziende partecipate. Le stangate a cui dovrà far fronte la gente nei prossimi mesi hanno un nome e cognome, nessuno dica che non lo sapeva. Non sempre l'alibi dei tagli romani ha un fondamento, le tasse elevatissime che si pagano a Verona come a Padova hanno ben altra origine”.

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“La Regione si decida: o tutela il lupo o fa si che gli allevatori della Lessinia possano continuare a lavorare e vivere in montagna”. A parlare è Stefano Valdegamberi, Consigliere regionale presidente di Futuro Popolare, commentando l'ennesimo caso di assalto ad animali di allevamento da parte di lupi, che è accaduto questa settimana a Badia Calavena. “Sto lavorando ad un'interrogazione puntuale con la quale chiedo all'assessore Stival di battere un colpo. Dopo aver finanziato la reintroduzione del lupo in Lessinia, specie animale che da lungo tempo non faceva parte dell'ecosistema di questo territorio, l'assessore non può pensare di lasciare soli gli allevatori. La Lessinia non è una landa desolata bensì un territorio che ha una vocazione all'allevamento bovino ed ovino che lo ha reso conosciuto in varie Regioni italiane e straniere e che garantisce un'attività economica importante, perché impedisce lo spopolamento del territorio. La vita per gli allevatori ed i malgari è già difficile di suo, se poi ad aggravarla è la presenza di animali voluta da quattro ambientalisti pantofolai allora non ne usciamo proprio. Se si vogliono i lupi allora si dia uno stipendio agli allevatori della Lessinia. A meno che non si voglia lasciarli finalmente lavorare in pace”.

Stefano Valdegamberi
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“La Regione si decida: o tutela il lupo o fa si che gli allevatori della Lessinia possano continuare a lavorare e vivere in montagna”. A parlare è Stefano Valdegamberi, Consigliere regionale presidente di Futuro Popolare, commentando l'ennesimo caso di assalto ad animali di allevamento da parte di lupi, che è accaduto questa settimana a Badia Calavena. “Sto lavorando ad un'interrogazione puntuale con la quale chiedo all'assessore Stival di battere un colpo. Dopo aver finanziato la reintroduzione del lupo in Lessinia, specie animale che da lungo tempo non faceva parte dell'ecosistema di questo territorio, l'assessore non può pensare di lasciare soli gli allevatori. La Lessinia non è una landa desolata bensì un territorio che ha una vocazione all'allevamento bovino ed ovino che lo ha reso conosciuto in varie Regioni italiane e straniere e che garantisce un'attività economica importante, perché impedisce lo spopolamento del territorio. La vita per gli allevatori ed i malgari è già difficile di suo, se poi ad aggravarla è la presenza di animali voluta da quattro ambientalisti pantofolai allora non ne usciamo proprio. Se si vogliono i lupi allora si dia uno stipendio agli allevatori della Lessinia. A meno che non si voglia lasciarli finalmente lavorare in pace”.

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“Nel 2011 è stata deliberata l'erogazione alle associazioni di volontariato iscritte all'Albo regionale della protezione civile di un contributo forfettario destinato a supportare le spese di autotassazione che ogni singolo volontario deve sostenere per svolgere la propria attività in regola con le normative vigenti. Sono stati raccolti tutti i dati ma fino ad oggi la regione non ha ancora assegnato alcun contributo. Che fine hanno fatto quei soldi? Molte associazioni si chiedono se hanno compilato moduli di carta solo per garantire lo svolgimento di un'ennesima iniziativa propagandistica ma senza effetti reali”. A denunciare questa situazione è Stefano Valdegamberi, Consigliere regionale presidente di Futuro Popolare, che ha presentato su questo argomento un'interrogazione alla giunta regionale. “Inoltre – continua – mi risulta che il programma di gestione della sala operativa della protezione civile, che pare sia costato circa mezzo milione di euro, sia poco utilizzato, nonostante i corsi fatti fare ai volontari. A che punto siamo? Chi lo sa utilizzare tra i dipendenti e i funzionari? Infine, che fine hanno fatto gli attestati di benemerenza destinati a chi ha partecipato alle operazioni per l'emergenza Abruzzo 2009, così come viene riportato sul sito www.benemerenze.it? E' vero che le stampe sono ancora ammucchiate negli armadi degli uffici della protezione civile regionale? I volontari della protezione civile, veri angeli custodi della nostra regione, meritano rispetto e non vanno presi in giro, facendo fare domande che si traducono nella promozione di qualche politico e promettendo benemerenze che marciscono nei casseti! Se i tempi del soccorso fossero quelli della burocrazia regionale, ci sarebbe veramente da preoccuparsi!”

Stefano Valdegamberi

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“Sulla questione del trasporto sanitario e del soccorso l'assessore regionale alla sanità Luca Coletto può dire quello che vuole, ma la verità è che le associazioni che operano in questo settore sono venute a chiedere il mio intervento perché da mesi lui non rispondeva alle loro richieste di confronto. Mi spiace, quindi, che lui replichi alle questioni da me sollevate mettendola sul piano politico, anziché tecnico. Anche perché io non faccio parte di nessun partito e non sono candidato da nessuna parte”. A parlare è Stefano Valdegamberi, consigliere regionale presidente di Futuro Popolare. “D'altronde la legge che ha portato al taglio dell'accreditamento per realtà attive da anni io non l'ho votata, proprio perché avevo dei dubbi che le rassicurazioni ricevute non erano bastati a fugare. Il paradosso è che ora, mentre sono state accreditate aziende il cui servizio era stato sospeso a causa di gravi inadempienze rilevate dalla magistratura, e mentre le realtà che erano loro supplenti devono aspettare almeno un anno per l'accreditamento a causa della mancanza di norme precise, ci sono associazioni con migliaia di volontari che rimangono tagliate fuori. Rispondere senza entrare nel merito ma buttandola in politica mi pare insomma essere solo un modo per evitare di affrontare i problemi. Anche perché, essendo io un rappresentante dei cittadini, ho il compito di farne presenti le istanze ed evidenziare le situazioni che devono essere cambiate”.

Stefano Valdegamberi
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Inviato da il in News

Questa sera ore 20.30 a CAPRINO, palazzo Carlotti in sede municipale- Stefano Valdegamberi  e il prof. Marco Pasa presentano le nuove scoperte sui cimbri della Lessinia.

Ingresso aperto a tutti gli appassionati di storia e del territorio.

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“E' sconcertante verificare che, in seguito alla delibera numero 166 adottata il 27 dicembre 2013 riguardante l'accreditamento istituzionale dei servizi di trasporto e di emergenza più della metà degli enti e delle associazioni che hanno prestato servizio sinora vengano tagliati fuori. Poco importa se hanno l'autorizzazione all'esercizio, se hanno accumulato anni di esperienza, con corpose attività di formazione ed un'organizzazione rodata, e se hanno anche acquistato dei mezzi. La Regione, indifferente a tutto questo, ha deciso di abbassare la scure sul mondo del soccorso, vanificando tra l'altro il volontariato di centinaia di persone, soprattutto giovani”. A parlare è Stefano Valdegamberi, consigliere regionale presidente di Futuro Popolare. “A Verona oltre venti fra associazioni e società hanno ora scoperto che non possono più operare in convenzione con l'ente pubblico. Un fatto che costituisce una mortificazione dell'impegno e della dedizione di numerose persone, molte delle quali generosi e qualificati volontari. In tutto il Veneto sono più di mille i volontari che potranno prestare il loro servizio, almeno 300 di questi a Verona. Alla faccia della sussidiarietà, qui non viene riconosciuta nemmeno la meritocrazia. Con il provvedimento regionale adesso per essere accreditati bisogna aver svolto cinque anni di servizio, non importa come quel servizio è stato dato. Un fatto che finisce per penalizzare le realtà esistenti. Eppoi sono stati accreditati persino soggetti da fuori regione un'azienda il cui servizio era stato sospeso in seguito ad una sentenza della magistratura per gravi inadempienze. Sacrificando in questo modo chi da anni svolge il servizio sul territorio, alla faccia di "Prima il Veneto"!!! A Verona sono state, tra lev altre, tagliate fuori: Als soccorso, Croce Biana, Stella del soccorso, 4 People, Croce Blu, Isola Soccorso, Polo Emergency. La Regione torni sui suoi passi, non si possono buttare via in questo modo esperienze e risorse importantissime Mi auguro che ora si dia immediata possibilitò a queste realtà di continuare il loro servizio, che altrimenti, secondo le disposizioni regionali, verrà interrotto il prossimo 30 giugno.”.

Stefano Valdegamberi
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Inviato da il in Appuntamenti

9 maggio 2

9 maggio 1

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“In un Comune nel quale non si danno risposte politiche ai quesiti che vengono posti nelle forme dovute dai rappresentanti della cittadinanza, e dove non si da riscontro alle interrogazioni e viene impedito l'accesso agli atti delle partecipate, non ci si può attendere altro che qualcuno arrivi a sporgere denuncia per un opinione espressa nel corso di un dialogo su un social network. Questo fatto, però, la dice lunga sulla trasparenza dell'attuale amministrazione di Verona, che usa le querele come strumento volto a tacitare qualsiasi dubbio si pone la politica. Se io, come tutti coloro che non sono d'accordp con l'amministrazione, dovessimo usare lo stesso metodo allora finiremmo per intasare i corridoi del Palazzo di Giustizia. Invece io ho sempre pensato che la politica sia fatta di dialettica e che chieda risposte, non querele. D'altronde in Procura hanno cose ben più serie di cui occuparsi che non dei pettegolezzi di Facebook”. Così Stefano Valdegamberi, consigliere regionale presidente di Futuro Popolare.

Stefano Valdegamberi
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“La recente sentenza del Tribunale amministrativo regionale che ha bloccato le iniziative anti-gioco d'azzardo del Comune di Garda è la conferma che servono ben altri strumenti di lotta rispetto a quelli attualmente utilizzati contro quello che è un problema ormai endemico. Visto che lo Stato, sbagliando, non intende regolamentare in maniera seria in gioco d'azzardo, sia la Regione a prendere finalmente in mano la questione. Anche a guardarla solo dal lato freddamente finanziario la situazione attuale è grave. Mentre a Roma si incassano i proventi delle concessioni, infatti, le Regioni devono spendere un mucchio di soldi per sostenere economicamente le famiglie che si rovinano con il gioco o curare coloro per i quali il gioco diventa una patologia. Si voti subito in Regione la mia proposta di legge, che è stata unificata con altre presentate su questo tema e che prevede distanze minime delle slot machines dai luoghi sensibili e la possibilità per i Comuni di ritirare le licenze ai locali che lasciano giocare i malati di ludopatia. Questo provvedimento permette poi di rafforzare le ordinanze dei sindaci, i quali però devono far leva sul loro essere tutori della salute pubblica nell'esprimere i divieti. I provvedimenti generici, infatti, poi finiscono per essere impugnati ed annullati. Solo i riferimenti diretti alla tutela della salute, che è primaria rispetto ad ogni altra considerazione, rende le misure dei primi cittadini efficaci”.

Stefano Valdegamberi

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“Sono rimasto allibito di fronte all'ordinanza adottata dal Comune di Verona contro chi porta da mangiare ai senzatetto. Non sono certo coloro che fanno della solidarietà verso le persone meno fortunate a rendere meno decorosa la città. Anzi, costoro compiono azioni che danno lustro a Verona e di cui i veronesi devono andare fieri. A rovinare il decoro di Verona sono eventualmente le tangenti, le parentopoli e le infiltrazioni malavitose”. A parlare è Stefano Valdegamberi, consigliere regionale presidente di Futuro Popolare, che esprime la sua vicinanza alla Ronda della Carità e la sua stima per il lavoro che sta facendo. “Le situazioni di disagio non si combattono multando chi va in aiuto degli altri senza chiedere nulla bensì attuando azioni che evidentemente questa amministrazione non è in grado di programmare a causa della sua debolezza”.

Stefano Valdegamberi
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“Il dissenso va capito e non essere oggetto di repressioni che non servono a nulla. Il dissenso è infatti l'espressione di un disagio che sicuramente merita di essere approfondito ed al quale le istituzioni devono dare delle risposte politiche forti, perché questo è il loro compito. E' quindi una buona notizia il fatto che sia stata disposta la scarcerazione di alcuni degli indipendentisti che erano stati arrestati nei giorni scorso. Mi auguro che in tutto questa vicenda ora prevalga il buon senso. Sarebbe ora”.

Stefano Valdegamberi
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“Domani l'assemblea dell'Autorità d'ambito del servizio idrico sarà chiamata a votare un piano tariffario che prevede per gli utenti di Acque Veronesi aumenti delle bollette del 13 per cento in due anni (6,5 nel 2014 e 6,5 nel 2015) che vanno a sommarsi all'incremento del 9,4 per cento attuato lo scorso anno. I sindaci non votino!”. Stefano Valdegamberi, Consigliere regionale presidente di Futuro Popolare, lancia un appello contro il caro-acqua. “Le tariffe non vengono imposte da Roma, come ci vogliono raccontare, ma su di esse le amministrazioni locali hanno un margine di discrezionalità. Ebbene per quanto riguarda Acque Veronesi vengono applicate al massimo, con la giustificazione che così si fanno investimenti. Lo scorso anno, però, sui 14 milioni di opere previste l'azienda ne ha avviate solo 8. Allora se questa è la logica credo che le bollette invece di aumentare dovrebbero essere diminuite. Mi chiedo dove vadano a finire i soldi (per l'altra azienda che si occupa di servizio idrico nel Veronese, la Gardesana servizi, l'aumento previsto è ben inferiore, di circa il 3 per cento) anche se poi mi viene in mente che in Acque Veronesi si spende più di un milione di euro l'anno per pagare chi al suo interno occupa ruoli dirigenziali ed apicali e che nessun'altra azienda del settore in Veneto ha un numero così alto di 'capi' come quella veronese. I sindaci che già avevano espresso critiche su Acque Veronesi non consentano che si facciano pagare i cittadini le assunzioni volute da Tosi (il Comune di Verona detiene tramite Agsm quasi la metà della proprietà) e le operazioni da voto di scambio che vengono portate avanti da Acque Veronesi. Che, peraltro, vuole tenere sotto ricatto gli amministratori decidendo senza seguire una scaletta precisa quando e dove fare le opere. Primi cittadini non votate questa nuova 'tassa' per i cittadini, evitando di avallare un salasso ingiustificato ed ingiustificabile di cui poi qualcuno verrà a chiedervi conto”.

Stefano Valdegamberi
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“Finalmente si sono accorti che non ci sono rifiuti sufficienti a garantire il funzionamento di Ca' del Bue. Ancora nel 2010 avevo presentato per questo diffide a non fare la gara per l'ampliamento ed il rifacimento dell'impianto. Nessuno mi ha ascoltato. Anzi, c'erano dirigenti di Agsm che mi sbeffeggiavano. Sono questi i manager pagati 300.000 euro l'anno dai cittadini veronesi? Adesso ritengo che costoro dovrebbero essere licenziati, visto che bastava fare una verifica sul numero di rifiuti conferiti e sulle previsioni relative all'aumento della raccolta differenziata per scoprire che Ca' del Bue non era, e non è, economicamente sostenibile”. A parlare è Stefano Valdegamberi, consigliere regionale presidente di Futuro Popolare. “Mi domando se dovevano trascorrere quattro anni per veder riconosciuto che avevo ragione e mi chiedo perché si è voluto comunque portare avanti un'operazione che significherà maggiori tariffe per lo smaltimento dei rifiuti per la gente. E' una vergogna, costoro se ne vadano. Non possono far pagare ai cittadini le loro scelte sbagliate, portate avanti a dispetto delle segnalazioni fatte da chi, come il sottoscritto, cercava di tutelare la collettività”.

Stefano Valdegamberi
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