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Lettera al Prefetto per un veronese indigente che non trova risposte dallo Stato italiano

famiglie indigentiLettera al Prefetto per un veronese indigente che non trova risposte dallo Stato italiano

Paolino e la sua famiglia, rischiano di trovarsi senza casa e senza utenze, per aver perso il lavoro a pochi anni dalla pensione. A Costagrande, sulle Torricelle, i finti profughi, si lamentano perche' la location, con vitto e alloggio pagati dai contribuenti italiani, e', ahime', un po' troppo lontana dal centro citta'. Paolino si e' rivolto a me perche' interceda presso il Prefetto per avere un trattamento almeno pari a quello che i finti profughi rifiutano.

Segue lettera.

  Al Prefetto di Verona

S.E. Dott. Salvatore Mulas

Via S. Maria Antica 1

37121 - VERONA

e p.c. Ministro degli Interni

On. Angelino Alfano

P.zza del Viminale 1

00184 - ROMA

Venezia, 22 luglio 2015

Sua Eccellenza,

il signor Paolin Franco è un mio conoscente: veronese, disoccupato, 64 anni, una figlia di 14 anni con assegno di invalidita' da poco sospeso dall'inps "per accertamenti", una moglie pure disoccupata. Un tempo Franco lavorava in fabbrica, poi come stagionale all'Amia che ad un certo punto lo ha lasciato a casa perché non possa vantare diritti ad un contratto a tempo indeterminato. Da allora solo lavori occasionali e precari. Oggi piu' nulla, rimane la disperazione. Il comune aiuta di tanto in tanto con una mancia da 50 euro, di piu' dice che non ci sono soldi. Ma come si fa a vivere? L'agec manda la lettera minacciosa di sollecito per gli arretrati non pagati perche' negli ultimi mesi non ci e' piu' riuscito, nonostante la buona volonta'. Viaggia a piedi e non ha soldi nemmeno per comperarsi da mangiare. Presto gli taglieranno anche le bollette. Inutili gli appelli, i giri in comune al quale io stesso ho telefonato più volte....se non hai soldi una volta gli han fatto capire che gli potranno togliere cio' che lui ha di piu' caro: la figlia. Nessuna porta si apre e la disperazione aumenta giorno dopo giorno. Mi raggiunge telefonicamente e ci incontriamo, chiedendomi un aiuto per mangiare. E' umiliante cosi' come e' umiliante che le istituzioni italiane paghino l'albergo a dei clandestini e rispondano picche ai poveri italiani indigenti. Il comune di Verona che piu' volte ho interessato personalmente del suo caso, pare del tutto indifferente o impotente. Gli unici aiuti che riceve sono le elemosine dagli amici. Cosa deve fare Franco, salire su un barcone in nordafrica per essere aiutato? Chissa' che anche lo Stato italiano prima o poi si ricordi di lui, ma temo di no perche' non c'e' nessuna cooperativa o pseudo organizzazione umanitaria che possa mangiarci sopra! Nel frattempo chiedo un appuntamento per conto del sig. Franco che mi ha incaricato per un incontro, in attesa che un pasto caldo e un posto letto a Costagrande ci sia anche per lui e la sua famiglia o, in alternativa, un lavoretto per sbarcare lunario.

Distinti saluti
Stefano Valdegamberi